Come verificare se un IP o dominio è bloccato da Piracy Shield: guida tecnica con traceroute, curl e BGP

La piattaforma antipirateria introdotta in Italia opera attraverso ordini d’urgenza inviati agli Internet Service Provider (ISP), imponendo l’inibizione dell’accesso verso specifici indirizzi IP e Fully Qualified Domain Name (FQDN) entro 30 minuti dalla notifica. Tuttavia, l’automazione del sistema ha frequentemente causato disservizi a servizi legittimi, CDN condivise e server di hosting. In questa guida pratica vedremo i passaggi tecnici necessari per verificare se un IP o dominio è bloccato da Piracy Shield usando strumenti a riga di comando e tool di rete distribuiti. Se cerchi il quadro normativo complessivo e l’impatto architetturale, consulta la nostra guida completa sui blocchi Piracy Shield in Italia.

1. Ispezione DNS: verificare la risoluzione del dominio

Il primo passo dell’analisi consiste nell’utilizzare comandi di rete come dig e traceroute per verificare se un IP o dominio è bloccato da Piracy Shield a livello di risoluzione DNS o di instradamento.

Quando un FQDN viene inibito, gli operatori italiani possono applicare meccanismi di DNS hijacking, restituendo record fittizi (sinkhole a 127.0.0.1 o IP di loopback) oppure risposte NXDOMAIN (non-existent domain). Eseguiamo un confronto tra i server DNS del provider nazionale e un resolver pubblico internazionale:

# Query tramite resolver locale (ISP italiano)
dig +short illegalsite.example @192.168.1.1

# Query verso resolver pubblico neutro
dig +short illegalsite.example @1.1.1.1

Se il DNS dell’operatore italiano restituisce 0.0.0.0 o 127.0.0.1 mentre un server estero o non filtrato restituisce l’IP reale della macchina, ci troviamo di fronte a un blocco DNS a livello di provider.

2. Diagnosi di routing con Traceroute e MTR

Spesso l’ordine esecutivo di Piracy Shield impone il blocco diretto dell’indirizzo IP tramite Null Routing o scarto dei pacchetti sui router di confine dell’ISP. Per identificare dove si interrompe la comunicazione, utilizziamo traceroute in modalità TCP sulla porta 443 o 80, superando i firewall che filtrano i pacchetti ICMP tradizionali:

traceroute -T -p 443 <INDIRIZZO_IP_TARGET>
# Oppure su Linux/macOS con MTR in modalità TCP:
sudo mtr --tcp -P 443 <INDIRIZZO_IP_TARGET>

Interpretazione dei risultati di traceroute:

  • Caduta all’interno della rete dell’ISP: I pacchetti transitano regolarmente fino al border gateway del fornitore italiano e poi generano timeout continui (* * *). Questo comportamento è il classico indicatore di scarto forzato locale (blackhole).
  • Caduta sul server remoto: Se i pacchetti attraversano l’ISP, passano per carrier internazionali (come Telia/Arelion, Sparkle, Cogent) e si interrompono solo all’hop finale, l’IP non è bloccato sul territorio nazionale ma il server potrebbe essere spento o protetto da un firewall di destinazione.

3. Test applicativo con cURL per forzare la connessione

Per escludere discrepanze DNS durante il test di un sito web, possiamo forzare curl a connettersi direttamente a un IP target specifico mantenendo gli header Host e SNI corretti:

curl -Iv --resolve dominio.com:443:<IP_SOSPETTO> https://dominio.com/ --connect-timeout 5

Osserviamo l’output dell’operazione:

  • Connection timed out durante l’apertura del socket TCP: conferma che i pacchetti SYN vengono scartati silenziosamente dalla rete italiana prima di raggiungere il server.
  • Connection reset by peer: indica un’interruzione esplicita (invio di pacchetto TCP RST), tipica di apparati DPI (Deep Packet Inspection) o firewall intermedi.
  • HTTP 200 OK: l’IP risponde correttamente ed è raggiungibile.

4. BGP Looking Glass: la prova definitiva a livello di Autonomous System

I looking glass degli operatori di transito permettono di verificare se un IP o dominio è bloccato da Piracy Shield osservando la tabella globale dei prefissi BGP al di fuori dei confini nazionali. Tramite la tecnica RTBH (Remote Triggered Black Hole), gli annunci BGP possono essere manipolati per scartare il traffico destinato a una specifica subnet /32 verso una community di blackholing (es. blackhole.ripe.net o 65535:666).

Per verificare lo stato dei prefissi a livello globale:

  1. Accedi a un portale pubblico di Looking Glass (ad esempio Hurricane Electric su bgp.he.net, o i router di looking glass di Sparkle, Telia o RIPE RIS).
  2. Inserisci l’indirizzo IP del tuo server per visualizzare il percorso AS (AS-Path).
  3. Se dall’estero l’IP ha rotte attive e stabili senza community di blackhole, mentre all’interno di un AS italiano (AS3269 di TIM, AS12874 di Fastweb, AS30722 di Vodafone) i pacchetti terminano in un blackhole, hai la certezza che l’inaccessibilità è circoscritta all’ordinamento italiano.

Come documentare un falso positivo

Raccogliere log accurati è fondamentale per verificare se un IP o dominio è bloccato da Piracy Shield e dimostrare l’eventuale falso positivo all’autorità o al proprio fornitore di hosting. Quando segnali un blocco improprio ad AGCOM o al gestore della tua infrastruttura cloud, allega sempre:

  • Timestamp UTC preciso del test.
  • MTR completo in modalità TCP porta 443 e 80 sia da una linea italiana sia da una linea estera.
  • Output di dig verso DNS primari dell’ISP e verso 8.8.8.8.
  • Looking glass traceroute da almeno due carrier internazionali indipendenti.

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